Consigli per progettare una smart city
(illuminata con i LED)

Consigli per progettare una smart city (illuminata con i LED)
4 aprile 2017 Massimiliano Martucci

Progettualità, lungimiranza e valorizzazione delle competenze.

Queste sono le linee guida sulle quali costruire le città del futuro.

Le tecnologie sono abilitanti dei processi di innovazione, non sono lo scopo. A cominciare dai centri storici, da tutelare e da valorizzare attraverso l’utilizzo dell’illuminazione intelligente a LED, che permette sia di illuminare risparmiando i costi, ma anche di mettere in evidenza luoghi e scorci, punti di incontro e tesori architettonici.

L’evento ha visto la partecipazione di un centinaio di professionisti, tra ingegneri e architetti. Soddisfatto Giuseppe Vendramin, direttore tecnico e co-fondatore di Niteko: “Speriamo sia il primo di una lunga serie. Il tema è complesso e merita approfondimento, al fine di avere più chiara in mente l’idea di come deve essere progettata la città del futuro. Sicuramente il LED è ormai una tecnologia matura e i dubbi sull’utilizzo per la valorizzazione dei centri storici sono ormai ampiamente superati”.

Durante il seminario “Smart city e centri storici”, voluto fortemente da Niteko e organizzato in collaborazione con gli ordini degli ingegneri e degli architetti di Taranto, il messaggio forte e chiaro da lanciare per la città del futuro è la necessità di progettare e di scegliere con cura le competenze. “Smart deve essere utilizzato per indicare l’utilizzo corretto e consapevole delle risorse” riferisce Mirella Guerra, relatrice e smart city consultant, che è intervenuta in particolare sui sistemi di telecontrollo. L’ingegnere continua: “Le tecnologie vanno calate nella realtà con consapevolezza e competenza. Nonostante in Italia siamo indietro, questo ritardo può essere una opportunità per scegliere più attentamente, con competenza, le tecnologie. Il telecontrollo, di cui mi occupo, non fa eccezione: la tecnologia va scelta tenendo conto di tutti i costi”.

Relazioni tecniche, che hanno acceso i riflettori su due punti strutturali della progettazione delle città del futuro: approvvigionamento energetico e smart grid. Se da un lato, come sostiene il professor Massimo La Scala, “è necessario tener conto che una città ha diversi sistemi di approvvigionamento energetico spesso in conflitto tra loro e per questo vanno trattati in maniera complessiva e unitaria”, dall’altro l’ingegner Nicola Savino, del CETMA, partner dell’evento, sostiene la necessità che ci siano politiche atte a favorire la transizione: “Smart grid vuol dire unire i flussi di energia con i flussi di informazione, ma al momento mancano le norme e le leggi che favoriscano la transizione”. “Le città hanno un problema di approvvigionamento energetico” continua La Scala “e contemporaneamente vanno verso una maggiore necessità di energia. Arriverà a breve il momento in cui si chiederanno tecnologie adatte a risolvere questi problemi”.

Interviene l’architetto Antonella Marra, progettista illuminotecnico, consigliere Apil, che sottolinea l’importanza della giusta illuminazione e specifica come sia possibile riuscire ad illuminare bene una città ed il suo centro storico, attraverso un’accurata progettazione, che può scaturire soltanto da un’attenta analisi del contesto storico, delle dinamiche della città, degli spazi, del tipo di illuminazione esistente, delle situazioni di luce, dei contrasti di luminanza, della percezione che gli abitanti hanno della città e del centro storico in base all’illuminazione e alla qualità di luce con cui sono abituati a guardare e vivere la città: “Soltanto grazie a questa attenta analisi, si può riuscire con l’illuminazione a valorizzare e restituire il giusto valore agli spazi, alle strade, alle piazze, agli edifici storici, ai monumenti, contribuendo così alla riqualificazione non soltanto energetica, dovuta all’accorta scelta dei corpi illuminanti provvisti di determinate caratteristiche tecniche e sorgenti di luce ad alta efficienza luminosa, ma anche alla riqualificazione architettonica  ed artistica della città e del centro storico. Il tutto nel rispetto della normativa vigente, delle leggi regionali sull’illuminazione pubblica e sull’inquinamento luminoso”.

Niteko, con l’intervento di Alessando Deodati, responsabile ricerca e sviluppo dell’azienda jonica, ha presentato in anteprima assoluta il risultato di un progetto di ricerca che potrebbe cambiare il mondo dell’illuminazione: l’utilizzo della fibra di carbonio. “I dissipatori finora sono stati fatti di alluminio e hanno avuto sempre bisogno di alettature, rendendo limitate le possibilità anche del design delle lampade. Con la fibra di carbonio è possibile invece ridurre di oltre quattro volte il peso di una lampada e spingere il design all’estremo. Ecco quale può essere un contributo fondamentale per l’illuminazione dei centri storici”.

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